Facebook ci ricasca: ancora con la bufala della privacy

Nel passato, già decine di volte il popolo di Facebook era caduto nella classica bufala che raccontava di pericoli imminenti riguardanti la propria privacy sul social network più navigato al mondo. Di recente è ricapitato che più di un utente sia cascato per l’ennesima volta nella solita bufala ed abbia preso a condividere sulla propria bacheca un messaggio destinato alla protezione della propria privacy virtuale. A credere nella notizia, ancora una volta infondata, è stata un bel po’ di gente e a molti sarà certamente capitato di imbattersi in almeno uno dei tanti messaggi condivisi o postati da amici e conoscenti. Le bufale che corrono sul web sono tantissime e prendono piede quando un numero corposo di persone prende a condividerle. Ciò che sorprende è il perché così tante persone caschino ancora in queste forme di disinformazione di massa, contribuendo a dar vita a grandi fenomeni telematici privi di qualsiasi fondamento e spesso colmi persino di errori grammaticali o di nozioni inventate di sana pianta, che dovrebbero essere indice di poca affidabilità. La bufala riguardante la privacy che in questi giorni ha spopolato su moltissimi profili raccontava di post privati che sarebbero diventati pubblici entro qualche ora, piuttosto che di fotografie e messaggi già eliminati in passato, che sarebbero improvvisamente ricomparsi sulla propria bacheca. Stando a questo messaggio, un colosso quotato in borsa come Facebook avrebbe improvvisamente deciso di apportare modifiche alla sua politica sulla privacy senza informare preventivamente i suoi milioni di utenti sparsi per il pianeta. Non una comunicazione ufficiale emessa dalla direzione del social network e nemmeno una richiesta privata per ottenere il consenso da parte degli utenti. Una trovata questa, congegnata abbastanza male e priva di qualsiasi fondamento realistico, che comunque è riuscita a trarre in inganno numerose persone che hanno pensato di opporsi al volere di Facebook con un semplice copia e incolla. Tutta questa superficialità ci induce quanto meno a credere che la maggior parte delle persone che hanno condiviso il post l’abbiano fatto senza troppo pensarci o con quel piccolo dubbio che può essere tradotto con la frase “non si sa mai, mal che vada male non farà”. Tuttavia, tali notizie infondate contribuiscono a far calare ancor di più la qualità dell’informazione che circola sul web, oltre che a generare fastidio negli utenti più navigati e confusione tra quelli meno esperti. Inoltre, quando ci si connette al social e si è costretti ad assistere ad una sfilza di messaggi identici che ci riempiono inesorabilmente la bacheca, può non essere affatto divertente. E la cosa peggiore è che se ci si intromette e si commentano ironicamente i post in questione, si rischia persino la figura del polemico di turno. Per chiunque stia leggendo quest’articolo e recentemente abbia creduto all’ennesima bufala lanciata su Facebook, il consiglio è quello di accedere alla pagina che elenca i diritti in termini di privacy offerti a tutti gli utenti del social fondato da Mark Zuckerberg. Il messaggio in questione chiarisce, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’utente è proprietario di tutti i contenuti postati sulle pagine della piattaforma ed in pieno diritto di controllarli attraverso l’ampio bouquet di impostazioni riguardanti la privacy offerto da Facebook. Più chiaro di così..